9 dicembre 2001...
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Cronaca...



--- "Dai... quaranta minuti..."
--- "No!... non è possibile, dai!"
--- "Come no?... allora fai almeno mezz'ora..."
--- "Raga'... venti minuti!... Lo sapete che c'è un altro gruppo.
--- Gli strumenti sono i loro. Se vi mettete d'accordo fra di voi, per noi va bene!"
--- "Ok!... allora glielo chiediamo..."

--- A questo tipo di trattativa deve abbassarsi un gruppo che sta tentando in tutti i modi di perdere la verginitá... "live".
--- Non che noialtri ci si possa definire proprio dei verginelli del palco. Tutti abbiamo giá avuto le nostre esperienze. Ma come Rancura, e come Crossover band che propone un repertorio proprio, riuscire a farsi cagare, anche di striscio, è davvero un'impresa.
--- E non stiamo parlando di chissá quale livello di manifestazione canora... qui si tratta di intrattenere una banda di motociclisti che, quando saremo saliti sul palco, saranno talmente inzuppati di alcool da non capire più un cazzo di niente.
---Eppure, questa gente, dall'aspetto truce, dal linguaggio incerto, dalla grammatica approssimativa, dall'igiene personale discutibile, dall'amore viscerale per i parassiti del pelo... beh!... questa gente ascolta Nek. Proprio così: "Laura non c'è!" E poga pure sulle sue note.
--- Per la giornata, quando erano ancora sobri questi individui avevano ingaggiato una cover band che gli avrebbe deliziato i timpani con brani tratti dal repertorio di "grandi" come, appunto, da Nek a Zucchero, da Vasco Rossi agli Ottottotrè, comprese pericolose retromarce verso Francesco de Gregori.
--- L'appuntamento è all'Airport, discoteca di grido ai tempi d'oro dei Bee Gees, situata nei quartieri alti di Ossi, dove risiedono gli allevatori più "in" di tutto il circondario.
--- Ma quando arriviamo, davanti all'Airport non c'è nessuno, e nessuno ci apre quando bussiamo al portone.
--- Ebbeh?!?... bidone?!? Non abbiamo capito bene a che ora sarebbe stato il concerto. Ci guardiamo in faccia...: "si parlava di suonare dopo pranzo... sono le due del pomeriggio!
--- Niente da fare. Aspettiamo un quarto d'ora e, finalmente, arrivano loro in corteo: i Sirbones.
--- Dopo avere messo a riposare l'ultimo pistone ed emesso conseguenti scoregge liberatorie ci fanno entrare e sistemare gli strumenti. Ci scappa anche l'aperitivo.
--- Ma subito dopo siamo noi a dovere scappare.
--- Siamo a stomaco vuoto e questi devono ancora esibirsi a tavola, mentre noi dovremmo guardarli con la bavetta che ci cola dal lato della bocca fino ai capezzoli orlati di peluria incolta. Ma è così... nell'accordo non è previsto il vitto... non siamo invitati al pranzo.
--- Fortuna che non dobbiamo aspettare anche il ruttino finale perché ruttano giá da loro con dei meccanismi talmente ben collaudati che è davvero un privilegio avere la fortuna di poterli ascoltare. Semplicemente il rutto finale non esiste... non c'è soluzione di continuitá. Sembra di essere in mezzo al traffico in cittá.
--- Quindi fuggiamo e ci ripariamo nel baretto di fianco per nutrirci ed aspettare che si faccia ora. Cristiano, resta dentro l'Airport. Lui non ha bisogno di mangiare sostanze solide. Una volta è soppravissuto per nove settimane solo introducendo liquidi infiammabili.
--- Dentro il baretto si muore dal freddo. Dita, naso e orecchie diventano insensibili. Mangiamo un paninetto e decidiamo di rientrare all'Airport per contemplare i Sirbones seduti al tavolo.
--- La tortura finisce e finalmente ci permettono di salire su quello che con molta fantasia definiscono palco. Anzi, ci chiedono di correre che è tardi! Comunque gli "head-liner" (aaaaaaaaaaah! ah! ah!) ci danno tutta l'assistenza che ci necessita con la strumentazione.
--- Iniziamo a suonare quando i tre quarti dei presenti sono ancora seduti ai tavoli. Solo qualche disperato si fa trovare curiosando sotto quella specie di vasca da bagno rovesciata che, per brevitá, chiameremo palco.
--- Partiamo con "Di Legno" e il numero dei disperati che si avvicina a noi aumenta. Si muovono pure.
--- Il pavimento dell'Airport è del tipo "galleggiante". Significa che le lastre cche lo compongono sono poggiate su un telaio ben separato dal pavimento, quello vero, che sta due palmi sotto. E ondeggiano quando ci si passa sopra.
--- Sono pericolosamente sottili. Meglio avere con se le pastiglie per il mal d'auto. Mentre eseguiamo "Guarda", Tarzano, un abituè dei motoraduni, riesce, ballando..., si!... ballando!... a sfondare una delle lastre e ritrovarsi a culo per terra sul pavimento. Lui ride, il proprietario del locale un po' meno!
--- Man mano il buco verrà usato come pattumiera per la raccolta differenziata: solo lattine.
--- Al ventesimo del primo e unico tempo concessoci Leonardo scompare dietro la batteria, mentre Samuele è impegnato a ripetere Jack!... si gira..., ma Leonardo non c'è, proprio come Laura.
--- Impossibile! Negli occhi di Samuele si legge l'interrogativo: "Come cazzo si fa a scomparire in un metro quadrato di palco?!?"
--- Ma non è successo niente... ha solo perso una bacchetta... si è incastrata da qualche parte: "Leo veloce!... veloce!, Le'. E Leo obbedisce, accelera e trasforma "Jack" nella peggio hardcore-punk-trash hit. Un successone, davanti ad un pubblico di rari intenditori.
--- "Le' non veloce in quel senso... veloce, nel senso che ci stai mettendo troppo a raccogliere la bacchetta... qui la gente sta cadendo a terra dal sonno!"
--- L'arbitro fischia la fine.
--- Il primo, e speriamo vivamente non l'ultimo, Rancura "live" finisce qui! Divertente.