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Clash Tribute day - 15 marzo 2003...
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Cronaca...



--- Tutta la rabbia di un anno di silenzio e per lo scampato pericolo dello scioglimento dei Rancura... questo il succo del Clash Tribute Day... dal nostro punto di vista.
--- Il mandato era chiaro. Sarebbe dovuto essere un concerto in ricordo dell'odiato-amato (per noi la seconda che hai detto...) Joe Strummer e si sarebbe dovuto riproporre pezzi dei Clash. Rivisti quanto vuoi, ma così sarebbe dovuto essere.
--- Nessun problema per questo, soprattutto per Stefano. Per lui è stato come tornare piacevolmente ad un passato neanche tanto vicino. Ha iniziato a strimpellare la chitarra (anche lui strummer...) sulle note di Train in vain.
--- Anzi, si. In realtà un problema c'è stato. Ed è stato quello di scegliere sei o sette brani per i venticinque minuti previsti.
--- Comunque alla fine si è deciso. Più facile stabilire chi entrerà per primo nel recinto e così via.
--- Saranno gli Atro ad aprire il concerto con una gradevole novità e poi, a ruota, noi. La novità è che i nostri amici hanno lasciato a casa la batteria elettronica e si presentano sotto il gazebo con un batterista dalle fattezze antropomorfe, perfettamente funzionante. Logico! Come fare diversamente "London Calling"?
--- Tocca a noi! Brrrrrrrrr... strana sensazione dopo un anno di astinenza da palco.
--- "Capital Radio": bella partenza... anche troppo bella. Tutto quadrato... promettente.

"...there's a tower in the heart of London..."
"...with a radio station right at the top..."
"...they don't make the city beat..."

... ma su "...they're making all the action stop ..." succede l'imprevisto e usciamo tutti fuori! Di brutto!
--- Non si sa come ma alla fine rientriamo. Quando suoni pezzi tuoi puoi mascherare gli svarioni argomentando la tua creatività, ma qui non funziona. Tutti i presenti allo Scala Ruja, conoscono perfettamente i brani dei Clash.
--- "...Capital radio one, capital radio one, capital radio one, capital radio... one, two, three, four ..." "White man in Hammersmith Palais": stavolta tutto bene, anche il cambio vocale di "... White youth, black youth..." con Stefano che "coreggia" e quello strumentale di "... all over the people changing their votes along with their overcoats..."
--- Poi è la volta di una versione abbuscinata di "I'm not down". Parte melodica e parte crossover non viene fuori granché... insomma, praticamente una cagata.
--- Abbiamo eseguito i tre pezzi precedenti come se fosse un'unica canzone. Neanche un attimo di respiro. Ora ce lo prendiamo.
--- Proponiamo Stay free completamente rivista. L'unica cosa che è rimasta intatta è il testo, anche se cantato con un accento sassarese che non ti dico. Non è vero, anche la parte finale del pezzo è perfettamente riconoscibile: "...but go easy,...step lightly,... stay free!".
--- Con "Clash city rockers" ci avviamo alla fine della nostra esibizione. Non viene malaccio. Ci diranno che in fondo alla sala c'era gente che poghicchiava e canticchiava.
--- Teniamo il ritornello finale a lungo. Aspettiamo sul palco Danilo, chitarrista di P.S.A. ed Istrales. Dobbiamo suonare "White riot" a due chitarre. Lo facciamo e finisce così per noi questa edizione del Clash Tribute Day.

--- Saliranno poi sul palco i ritardatari Rodeo Clown dopo una polemica più lunga del concerto per rivedere la scaletta dei gruppi. E ce ne vorrà per farli scendere.
--- Suoneranno sei o sette "ultimi" pezzi, per la gioia dei cultori della buona musica ma anche per la malcelata incazzatura di Seven Miles e Istrales che aspettano il loro momento.
--- Vediamo uno scorcio dell'esibizione dei Seven che, come noi, fanno "White man in Hammersmith Palais" e "Clash city rockers" e poi andiamo via... insoddisfatti della nostra esibizione.
--- Una cosa è sicura: ci rifaremo da qualche altra parte.